La Luna nell'Acqua

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martedì, 22 luglio 2008
Vacanze: parte 2

Le vacanze di oggi spesso non funzionano perché sono troppo affollate: non tanto di persone, ma di idee, cose da fare, impegni. L’industria delle vacanze, ma anche l’editoria, le comunicazioni che si occupano di questa parte della vita umana, sono sempre più impegnate nell’evitare a chi smette di lavorare ogni momento di noia. Questo, però, è un gravissimo errore. In realtà, quelle prime ore di noia, o almeno di straniamento, che seguono all’inizio della vacanza sono la migliore garanzia che quel periodo funzionerà, andrà bene.
La noia infatti, il senso di straniamento, intervengono appunto quando noi stiamo uscendo dai riti, dalle ansie, dai pensieri che affollano, riempiono incessantemente, la nostra vita quotidiana. Allo sparire di tutto ciò, che indica appunto una situazione diversa, più «vuota», nella quale potremo finalmente riposarci, e magari anche accorgerci di qualcosa di davvero nuovo, il nevrotico superimpegnato e abitudinario che è in noi viene preso da un leggero panico. Com’è possibile non far nulla, o quasi? Sarà poi giusto, morale?
A questi interrogativi preoccupati risponde subito l’industria turistica proponendoci incontri, dibattiti, escursioni, avventure, feste. A quel punto, la nostra vacanza è già fortemente in pericolo. Lo sperimentare tranquillamente il vuoto, l’otium dei latini, rischia di diventare impossibile perché siamo di nuovo impegnati fino al collo in mille «negotia», occupazioni e progetti. A quel punto, abbiamo prontamente evitato la noia, e quel senso di straniamento che accompagna ogni reale cambiamento di ambiente, ma abbiamo anche liquidato la nostra sospirata vacanza. Per continuare a stancarci, come sempre.

Claudio Risè - psicologo

Postato da: LordDrachen a luglio 22, 2008 14:51 | link | commenti (1) |
citazioni, dediche

Isole, Villaggi turistici, Vacanze moderne.

Dedicata a chi va in vacanza, nelle classiche isolette da baracca,
nei villaggi turistici con gli animatori lecchini,
e a chi va in vacanza per fuggire da se stesso, dalla vita
reale, per permettersi di fare cose che qui non potrebbe
fare perchè si sentirebbe giudicato.
Crescete.

E quella volta, una domenica di ottobre, già l’autunno ci moriva addosso e io fumavo sigarette amare, e tu come uno specchio rotto riflettevi quell’immagine sbiadita del ricordo del frammento del brandello del profumo di quell’angolo d’estate e mi dicesti: “Voglio vivere la vita come un alito di vento che, inseguito dall’aurora, già racchiude le speranze di un domani tutto mio che mi appartenga, e come donna accarezzare nuovi scampoli d’assenza”, io dicevo “Sì capisco, vuoi gli scampoli d’assenza” ma pensavo: “Puttana”.

Così pensasti, decidesti e mi annunciasti: “Quest’estate vado in Grecia con Giovanna, mi preparo a accarezzare nuovi scampoli d’assenza”, io ti dissi: “Scusa cara, cosa cazzo ti prepari per l’estate, siamo a ottobre, è quanto meno prematuro”; tu piangesti tutta notte e al mattino ti svegliasti, gli occhi pesti, ripiangesti e mi dicesti: “Siamo onesti, vuoi che resti per tarpare le mie ali ed impedirmi di volare, e come donna accarezzare nuovi scampoli di assenza”, io ti dissi: “No, prudenza, non potrei vederti senza quei tuoi scampoli di assenza”, questo dissi ma pensavo dentro me che tu e Giovanna in Grecia ci andavate solo per sentirvi… puttana.

Poi sei tornata dalla Grecia io fingevo che non mi importava niente, ti chiedevo le notizie più banali, tipo: “Chissà quanta gente avrai incontrato, che bordello di turisti”, tu negavi ed affermavi: “No no no no no no no no no no no no no no no no no no no, eravamo solamente io e Giovanna sopra un’isola deserta tipo c’hai presente due chilometri di spiaggia vuota, dormivamo in un capanno in riva al mare e alla sera i pescatori ci portavano del pesce, facevamo le grigliate sulla spiaggia e cantavamo a squarciagola le canzoni di Battisti fino all’alba, tanto l’isola è deserta”, tu dicevi e io pensavo: “Ma che cazzo, tutti quelli che ritornan dalla Grecia sono stati sopra un’isola deserta tipo c’hai presente due chilometri di spiaggia vuota, ma contando tutti quelli che mi dicono ‘sta cosa io mi chiedo quante cazzo di isolacce deve averci questa merda di una Grecia, poi ‘sti pescatori greci non potrebbero pescare in altomare e impiccarsi con le reti senza andare a importunare le ragazze come te che normalmente sono brave ma travolte dagli eventi non disdegnano di fare la puttana?”.

E adesso tu mi chiedi come mai son così pallido e patito mentre tu sei tanto sana. La risposta è tra le righe di quest’aria che ti canto, che nel mentre che tu stavi sopra l’isola deserta strafogandoti di cozze con Giovanna e i pescatori, io da solo chiuso in casa non potevo fare a meno di pensare a te lontana già da qualche settimana e comporti una canzana praticando una gimkana che mi ha fatto alfin capire che tu sei, saresti stata, eri, fosti, sarai sempre e dillo pure anche a Giovanna… il mio amore, sì il mio amore, nonostante qualche dissapore. Come una libellula selvaggia io sorvolerei, però dimmi cosa hai fatto con il greco sulla spiaggia. Senza fiato, senza bronco, tu sei ritornata ma ti stronco; se ti lascio in faccia i segni del saldatore so che capirai: io non ti porterò rancore.

Rapput - Claudio Bisio.

Postato da: LordDrachen a luglio 22, 2008 14:18 | link | commenti |
citazioni, dediche

martedì, 15 luglio 2008

Una dedica a chi ricerca sistematicamente
di stare in mezzo alla folla, alla bella gente, alla gente cool,
chi si diverte solo se c'è del giro,
che va in disco o alle feste varie o va al mare nei bagni
che fanno l'aperitivo.

Vi state raccontando delle cazzate.

Uomini. Voi ci andate perchè c'è della figa.
Andreste forse in un posto affollato dove ci son quasi solo
uomini? Dai, non raccontatemi puttanate.

Donne. Voi ci andate perchè godete della vita sociale,
del mostrarvi. E' il vostro gala. Che può portare
a conoscere qualcuno oppure no, ma è secondario.

Sento già che qualcuno non è d'accordo.
Ve la stete ri-raccontando.
Sapete bene che è così.

Il fatto è che siemo tutti in difficoltà a comunicare.
A esprimere un Se.
Quindi ogni cosa deve essere estrema, piena, trasgressiva,
caotica, baraccosa.
Stare a casa a leggere un libro è da sfigati.
Il figo è quello che si diverte in mezzo agli altri,
o fa finta di divertirsi (se non beve).
Stare tranquilli no, nn va bene.
Perchè altrimenti non sentiamo niente.
Perchè non abbiamo nessuna empatia.
La troviamo solo tra alcool e droghe.
Perchè altro non abbiamo.
"L'altro" non esiste.
Esiste solo per quello che può darci,
fisicamente o psicologicamente.
Non crediamo in niente tranne il
nostro egoistico soddisfacimento.
Siamo totalmente incapaci di autocontrollo.
Siamo mezze persone. Non formate.
Tremendamente infantili nella rincorsa dei desideri.





Postato da: LordDrachen a luglio 15, 2008 17:01 | link | commenti (1) |
pensieri, dediche, me stesso

martedì, 27 maggio 2008

Il mio bacio rubato,
ad un giudice ha raccontato.
Un anno e due mesi ho scontato.


filastrocca ispirata a fatti realmente
accaduti.

Postato da: LordDrachen a maggio 27, 2008 16:51 | link | commenti (1) |
poesia, dediche, polemica