Se c'è una cosa che odio è la domanda:
"Cosa fai nella vita?"
che sarebbe traducibile con
"Che lavoro fai?"
Ecco ieri ho risposto:
"Ah, nella morte è difficile fare qualcosa".
Ma avrei potuto rispondere piccato:
"Un cazzo"
come Antonio Albanese.
L'importanza del lavoro per farsi un'idea della persona,
è quanto di più idiota esista nella ns. società.
Preferisco mi chiedano:
"Quanto prendi al mese?"
Ha più senso.
Da un'idea se con me si può campare e
a che livello.
Sto per fare una cosa che non faro mai più.
Quindi segnatevela.
Io non amo Vasco.
Ancor meno amo i suoi fan (la cui conoscenza musicale
media è imbarazzante e hanno un fanatismo
acritico da ultras di calcio).
Però, però Vasco ha dei testi a volte intelligenti a metà,
a volte intelligenti al 100%.
Bisogna dargliene atto.
L'ultima sua canzone ha un testo che ai suoi
fans insegnerebbe molto, se la capissero.
Ed è proprio quando arrivo li che già ritornerei
ed è sempre quando sono qui che io ripartirei
ed è come quello che non c'è che io rimpiangerei
quando penso che non è così il mondo che vorrei.
Non si può
fare quello che si vuole
non si può spingere
solo l'acceleratore.
Guarda un pò
ci si deve accontentare.
Qui si può solo perdere...
....e alla fine non si perde neanche più.
Niente da dire.
Ha capito molto del mondo d'oggi.
Cosa c'è di più bello del weekend?
Niente.
Niente di niente.
Le vacanze di oggi spesso non funzionano perché sono troppo affollate: non tanto di persone, ma di idee, cose da fare, impegni. L’industria delle vacanze, ma anche l’editoria, le comunicazioni che si occupano di questa parte della vita umana, sono sempre più impegnate nell’evitare a chi smette di lavorare ogni momento di noia. Questo, però, è un gravissimo errore. In realtà, quelle prime ore di noia, o almeno di straniamento, che seguono all’inizio della vacanza sono la migliore garanzia che quel periodo funzionerà, andrà bene.
La noia infatti, il senso di straniamento, intervengono appunto quando noi stiamo uscendo dai riti, dalle ansie, dai pensieri che affollano, riempiono incessantemente, la nostra vita quotidiana. Allo sparire di tutto ciò, che indica appunto una situazione diversa, più «vuota», nella quale potremo finalmente riposarci, e magari anche accorgerci di qualcosa di davvero nuovo, il nevrotico superimpegnato e abitudinario che è in noi viene preso da un leggero panico. Com’è possibile non far nulla, o quasi? Sarà poi giusto, morale?
A questi interrogativi preoccupati risponde subito l’industria turistica proponendoci incontri, dibattiti, escursioni, avventure, feste. A quel punto, la nostra vacanza è già fortemente in pericolo. Lo sperimentare tranquillamente il vuoto, l’otium dei latini, rischia di diventare impossibile perché siamo di nuovo impegnati fino al collo in mille «negotia», occupazioni e progetti. A quel punto, abbiamo prontamente evitato la noia, e quel senso di straniamento che accompagna ogni reale cambiamento di ambiente, ma abbiamo anche liquidato la nostra sospirata vacanza. Per continuare a stancarci, come sempre.
Claudio Risè - psicologo