Eccomi qui, bello fresco come sempre,
che mi alzo al mattino (no, non mi sveglia il gallo come in Teppei)
e di andare a lavorare non ho voglia (si, qui come Teppei).
Ho i muscoli posteriori delle gambe che mi fanno
un male esagerato.
La sonno avanza imperitura.
Qui intanto ognuno fa i cazzi suoi.
Adesso vado a sterminare un paio di colleghi...
a dopo...
Ho letto un'interessante affermazione girando su un forum.
In pratica si auspicava, e si prevedeva, che nelle aree secolarizzate
del nostro mondo prenda sempre più piede la transumanizzazione
al posto della tradizione.
Ritengo che tale previsione sia basata su una certa ingenuità.
Ingenuità non del tutto dissimile a quella di Francis Fukuyama
quando parlò della Fine della Storia.
Chi formula certe dottrine teoriche sembra debba dimostrarle
a tutti i costi come queste siano "auspicabili" o "prevedibili".
Quasi nessuno però prende in esame due scienze
che di sicuro aiuterebbero ad avere un quadro
più realistico della situazione:
antropologia e psicologia.
Da quel poco che la storia ci ha insegnato,
un uomo non è assolutamente in grado di
modificare il suo comportamento sulla base
di previsioni globali che non rientrano nella sua
vita individuale.
Anzi solitamente la tecnologia è un modo per
non modificare i suoi comportamenti e deresponsabilizzarlo
ulteriormente.
Le modifiche, quando avvengono, sono imposte quasi sempre dall'alto,
sfruttando la tradizione e il background di valori
che unisce un gruppo di persone.
Se nessuno fa niente contro l'effetto serra, ad esempio,
non è dovuto assolutamente ad una mancata evoluzione
del pensiero umano.
La consapevolezza del problema ed il genuino interesse
sono presenti.
Quello che manca è il pericolo della sorpavvivenza e/o
l'imposizione dei gruppi di potere.
L'uomo non è in grado di sostituire la tradizione,
poichè essa nasce proprio come base per la sopravvivenza.
Tutte le dottrine individualiste e progressiste
si basano erroneamente (secondo me) su una
sopravvalutazione dell'essere umano.
Da concetti illuministi (ma poco realisti)
di uguaglianza di fatto e di spirito indipendente dell'uomo.
Al contrario il nostro tempo dimostra come l'assenza
di identità sia una delle principali fonti di malessere dell'uomo:
l'uomo non sa crearsi un'identità da solo.
Mi è stato fatto notare che, a volte, io dia l'idea
di quello che sa tutto assumendo atteggiamenti poco simpatici.
E' verissimo.
E' un mio handicap comunicativo.
Lungi da me volermi giustificare, però è bene precisare una cosa:
la critica è molto giusta SE viene posta come
"assenza/scarsità di diplomazia".
Non la accetto se viene posta come una critica
ai contenuti.
Come se un contenuto non fosse oggettivo
o pensando che i contenuti siano solo opinioni.
Se lasciam da parte considerazioni filosofiche,
anche molto condivisibili, parlando in maniera spicciola
i fatti sono fatti e le pugnette son pugnette.
Quindi se purtroppo capita che io conosca un dato
argomento meglio dei miei interlocutori
non vedo perchè dovrei fingere di non sapere le cose.
Solitamente non parlo di cose che non conosco.
.....
Sapete una cosa?
La gente è a disagio quando passa per ignorante.
Per questo reagisce così con chi dimostra di sapere.
Quando non so una cosa io sto ad ascoltare.
Non mi son mai sentito ignorante.
Forse perchè so che pur non conoscendo un argomento,
ne conosco altri.
Forse c'è gente che non sa parlar di nulla tranna che
di cagate.
Eureka.
Evidentemente chi doveva raccogliere non ha raccolto.
Oppure più probabilmente ha fatto finta di nulla,
segno che come spesso accade ci azzecco.
E' davvero curioso come spesso basti poco, al sottoscritto,
per perdere autostima.
Curioso perchè invece un gran numero di persone
guadagna un mare di autostima, ingiustificato,
con la stessa facilità.
Poi magari sono i primi che ti dicono quanto
si sentono inadeguati, che sono critici con se stessi,
che si sentono brutti e non intelligenti.
Ma alla prova dei fatti sono pieni di se
e lo dimostrano "tirandosela".
Se uno se la tira è segno che pensa di valere
di più di quello che ha di fronte.
Non giriamoci intorno:
se c'è qualcosa che impedisce la frequentazione,
sotto sotto c'è sempre la conscia od inconscia
differenza di considerazione di se stessi
rispetto all'altro.